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Chioggia e i suoi Papini: un antico biscotto pasquale

Finalmente una gita di primavera come si deve! Malgrado le previsioni del tempo non fossero delle più incoraggianti, abbiamo deciso di passare 3 giorni tra Chioggia, Sottomarina e Venezia pernottanto in un B&B a Chioggia. Siamo partiti il venerdì mattina e dopo nemmeno 3 ore di macchina eravamo sull’ultimo tratto della Statale Romea che attraversa un pezzo di laguna. Intorno a noi una distesa d’acqua in cui si stagliavano isolotti verdi punteggiati del bianco dei gabbiani, qualche capanno raggiungibile solo con la barca, pali di legno e rumore di acqua cheta.

Avevo già avuto modo di visitare Venezia, ma mai Chioggia e nemmeno Sottomarina. Sono state entrambe una piacevole scoperta ed ho avuto una ulteriore riconferma della grandezza del Goldoni che nelle sue baruffe Chiozzotte ha colto l’essenza dello spirito di questi luoghi e dei suoi abitanti.
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La storia di Chioggia risale ad un periodo estremamente lontano, tanto da farla affondare nel mito, si dice infatti che sia stata fondata da Clodio compagno di Enea, anche lui reduce della guerra di Troia. Luogo importante per la laguna veneta e tra i pi˘ antichi di queste zone, mantiene ancora ai giorni nostri un impianto urbanistico risalente all’epoca etrusca. Chioggia è delimitata in ogni dove dall’acqua e si esaurisce in un reticolo ortogonale di 800 per 400 metri di calli e vicoli.

Il riconoscibilissimo impianto ortogonale vede tre canali posti in parallelo al cardo, costituito dal principale Corso del Popolo, ed il decumano che si prolunga per diventare Calle Ponte San Giacomo ed attraverso l’Isola dell’Unione raggiungere Sottomarina.

Due gli elementi che mi sono piaciuti maggiormente di questa città così a misura d’uomo:

- i portici del viale principale, che permettono di passeggiare lungo il corso e che invo-gliano alla lentezza ed all’osservazione di quello che ci circonda;
- i camini che qui fuoriescono dai muri delle case e che lasciano indovinare la propria sagoma dalle facciate.

La pesca e l’ortocultura sono la fonte economica principale della città ed i piatti della tradizione rispecchiano appieno questa impronta. Al centro di Chioggia vi è un grande mercato del pesce, riconoscibile per la tenda rossa che lo riveste, che ogni giorno offre agli abitanti della città i prodotti pescati. Nella zona a sud della città si apre una ricca campagna.

Durante il nostro soggiorno abbiamo assaggiato molte specialità a base di pesce, tra quelle che ho apprezzato maggiormente c’è stato il bollito misto (tutto rigorosamente a base di pesce, con capesante, gamberoni, uova di seppia, piccoli polpi, seppie, canocchie, murici, etc.) e alcuni dolci.

Voglio proporvi proprio una ricetta di dolci, i Papini, tipico biscotto pasquale che è comunque possibile trovare in qualsiasi momento dell’anno. Si tratta di un biscotto a forma di ciambella, tagliato lungo il bordo, di sapore non particolarmente dolce e di consistenza…diciamo “tosta”. Per quanto mi riguarda ha un sapore che mi invoglia ad abbinarlo a un piatto di salumi molto saporiti e la sua durezza mi invoglia ad inzupparlo in un vino bianco e profumato.
 Chioggia e i suoi Papini: un antico biscotto pasquale
Ho trovato la ricetta sul sito dell’Associazione culturale Sapori di Chioggia e ve la ripropongo qui sotto.

1 kg. di farina
7 tuorli
5 albumi
250 gr di zucchero
80 gr di burro
1 pizzico di sale
vaniglia

Preparazione
Vanno sbattuti i tuori, gli albumi e lo zucchero, quindi si aggiunge il burro liquefatto, la farina, un pizzico di sale e la vaniglia. Bisogna impastare molto bene e con energia perché l’impasto risulterà molto sodo. Preparare quindi dei bastoncini di circa 20 cm ed unire le estremità per ottenere la forma di una ciambella che dovremo lasciare asciugare sotto uno strofinaccio pulito per un giorno. Passato questo tempo mettere dell’acqua a bollore ed immergervi le ciambelle che dovranno essere scolate non appena tornano a galla. Stenderle sopra una gratella fine e con una lametta tagliarle tutte intorno in modo da far aprire l’impasto. Lasciarli seccare per un altro giorno. Cuocerli infine in forno a temperatura molto bassa, circa 120∞, senza far prendere loro troppo colore.

Silvia Sassi, blogger di SilviaInCucina

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1 Commento al post “Chioggia e i suoi Papini: un antico biscotto pasquale”

13 luglio 08:39 | Papini di Chioggia

[...] questo post ho partecipato a What You Love – segui le tue passioni luglio 8th, 2010 | Tags: biscotti, Chioggia, papini| No [...]


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