L’Abate Stoppani, grande geologo e naturalista lecchese, ne era innamorato e la definì “la più bella montagna del mondo”. I botanici lo considerano una specie di piccola Arca di Noè che ha traghettato attraverso le glaciazioni una serie di specie pre-glaciali. I milanesi lo affollano nelle domeniche estive soprattutto per farci barbecue. La statale 36 lo perfora da parte a parte.
Celentano si è stabilito nei dintorni ormai da molti anni. Il Monte Barro, nonostante la sua modesta elevazione, 922 metri, è un luogo che ha molte cose da raccontare. Vasco Cesana ci va di tanto in tanto quando ha voglia di andare in montagna ma non vuole stare troppo in macchina, essendo distante solo mezz’ora da Monza. Camminando lungo il sentiero che porta dall’eremo alla vetta, Vasco intuisce l’entusiasmo che l’Abate Stoppani doveva provare al cospetto dei massi erratici arrivati lì dalle vette alpine o il fascino che doveva ispirargli l’orografia del territorio sottostante. Arrivato alla cima, si immagina il panorama che si doveva godere da lì al termine del periodo glaciale Wurmiano, diecimila anni fa: la lingua dei ghiacciai doveva incunearsi lungo il lago di Lecco per spingersi ai margini della pianura lasciando poi il posto alle morene, ai laghi in formazione ed alla tundra. Una sorta di misteriosa terra di mezzo briantea. Con un buon binocolo, forse, Vasco avrebbe potuto scorgere una tigre dai denti a sciabola in giro per Bosisio e pure un paio di mammouth al pascolo nella villa di Celentano. Tutto sommato, non molto è cambiato in tutti questi anni. L’invasione di costruzioni e capannoni in fondo non sembra altro che una nuova glaciazione al contrario che risale dalla pianura fino a lambire le rive dei laghi.
Oltre alla tundra, solo la tigre dai denti a sciabola ed i mammouth sono scomparsi, ma forse è meglio così dato che il già notevole traffico sulla Milano-Lecco difficilmente riuscirebbe a reggere anche al passaggio di mammouth in carreggiata. Guardando a sud si distinguono ancora chiaramente le colline moreniche ed i laghi originatisi al termine delle ere glaciali mentre, a nord, la cornice dei monti è sempre la stessa, con i Corni di Canzo a ovest e le Grigne ed il Resegone a est.
Un panorama in ogni caso bellissimo. Nelle giornate limpide lo sguardo abbraccia tutta la pianura padana occidentale. Per salire alla vetta del Monte Barro si può raggiungere in auto la zona prima dell’eremo e poi proseguire a piedi per 45’ lungo il sentiero segnalato (1 ora se si parte dal parcheggio più in basso). In alternativa si può salire dal versante sud, partendo da Galbiate, in 1 ora e 45’. In entrambi i casi sono necessari scarponi da montagna in quanto c’è da fare qualche piccolo passaggio roccioso, più impegnativo per i non esperti dal versante sud, facendo attenzione a qualche strapiombo non male.
Il periodo migliore per l’escursione? Sicuramente da aprile a metà giugno. Quando non fa troppo caldo e dappertutto sbocciano fiori di moltissime specie. Anche quelli che “il monte più bello del mondo” ci fa arrivare direttamente dalle ere pre-glaciali. Con i saluti del nostro caro Abate Stoppani.
Vasco Cesana
Blogger di I viaggi di Vasco Cesana






