Non è la prima volta in cui un errore di scrittura (o di lettura, se ricordate La Banda) è la causa di un inatteso cambio di direzione. E’ quanto succede a Daigo, violoncellista giapponese, protagonista di The Departure, film di Yojiro Takita, Oscar come miglior film straniero . Daigo vive a Tokio, con la moglie, e lavora in un’orchestra della capitale giapponese: l’improvvisa chiusura dell’orchestra lo rende disoccupato e lo fa rientrare al suo paese natale, Yamagata.
In cerca di una nuova occupazione, Daigo risponde ad un annuncio di lavoro e si presenta come guida turistica: grande la sua sorpresa quando si trova di fronte ad un catalogo per funerali. L’agenzia si occupa, infatti, dell’ultimo VIAGGIO, niente mete esotiche, ma la dipartita: Departures!
Superate le reticenze iniziali, Daigo apprende con grande maestria l’arte della deposizione: il lavaggio, il trucco e la vestizione del defunto. Certo, la nuova occupazione di Daigo non passa inosservata: la moglie, inizialmente all’oscuro di tutto, ne rimane sconvolta, mentre il suo amico di infanzia gli toglie il saluto. Alla reticenza di alcuni, fa da contraltare la naturalezza di altri davanti alla morte: Yuriko Kamimura, collega di Daigo, che spolvera le bare come se fossero scrivanie e la grandi quantità di piante rigogliose con cui, Ikuei Sasaki, ha decorato tutto l’ufficio…
Departures è un crescendo di emozioni: non mancano i momenti divertenti ed ironici, che si combinano con la poesia della musica e con la sacralità della morte. Ad aggiungere emozioni ad emozioni, si aggiunge il il rapporto di Daigo con il padre e i suoi ricordi di bambino.
Departures è un film interamente giapponese: le espressioni della moglie di Daigo, il modo di mangiare, la formalità degli inchini, i ritardi (Daigo e il suo Capo vengono duramente redarguiti per soli 5 minuti di riardo!…impensabile in Italia) sono la piena manifestazione del Giappone.
2010 11 maggio




