Il Concerto racconta la storia di Andreï Filipov, Aleksei Guskov, il più grande direttore d’orchestra dell’Unione Sovietica della celebre Orchestra del Bolshoi. Andrei viene licenziato all’apice della gloria: durante l’esecuzione di Tchaikovsky, un esponente del governo russo gli spezza la bacchetta da direttore. Il motivo? Andrei si rifiutava di separarsi dai suoi musicisti ebrei.
Caduto il comunismo, Andrei lavora ancora al Bolchoi, come addetto alle pulizie, questa volta! Fino alla sera in cui intercetta un fax del Théâtre du Châtelet che invita l’orchestra ufficiale a suonare a Parigi. Andrei decide di prendersi la rivincita: si impossessa del fax, riunisce i suoi vecchi amici/musicisti, caduti come lui in disgrazia, assolda un falso impresario e si prepara al Concerto della rivalsa.
Il Concerto è un continuo crescendo, un susseguirsi di colpi di scena, di paradossi e stereotipi. Come in Train de Vie, Radu Mihaileanu riesce a raccontare un dramma della nostra storia contemporanea (la dittatura comunista, ne Il Concerto, il nazismo in Train De Vie) con grande ironia e un tocco di originalità. Non mancano le risate, ma neanche qualche momento di commozione.
Non parlo russo, ma ho deciso di vedere il Concerto in lingua originale (sottotitolato, ovviamente) e confermo la mia scelta: il suono di quella lingua rende tutto più reale.





Pretenzioso e basato su errori storici gravi.
Trama lacunosa. In una parola: orribile!
surreale e ironico e credo non avesse pretese ‘storiche’. peccato non averlo visto in originale, il doppiaggio non gli rende merito e rende la cosa un po’ assurda, sembra di sentire parlare i personaggi del film ninoska con greta garbo