2 Dicembre 2009, sono di fronte al Palalido, sto per entrare, entro…e in un attimo mi ritrovo negli anni 90 quando il Grunge si stava per affermare sull’onda di Nirvana, Pearl Jam e Mudhoney.
Età media del pubblico 35/40 anni, la maggior parte è la stessa che 15 anni fa portava camicie di flanella e anfibi, sono lì trepidanti ad aspettare gli Alice in Chains orfani del compianto Layne Staley, cantante scomparso nel 2002.
L’attesa è tanta e non viene delusa, il suono della band è ancora potente anche nel materiale più recente; il nuovo cantante, William DuVall, è un ottimo frontman, consapevole di non poter sostituire un personaggio come Layne Staley, nessuno potrebbe, canta veramente bene e non cerca di rubare la scena a Jerry Cantrell, vera anima del gruppo.
Le 2 ore del concerto trascorrono rapide tra nuove e vecchie canzoni, i classici come “Man in the Box” e “Rooster” mandano in visibilio un pubblico che rivive la propria adolescenza e sente finalmente le canzoni che non avrebbe mai pensato di risentire dal vivo.
Gran bel concerto, una menzione particolare alla title track del nuovo album, Black Gives Way To Blue, dedicata a Layne Staley che emoziona il sottoscritto.
Temevo di essere deluso, mi sbagliavo, come ho detto prima gran bel concerto, da seguire assolutamnte nelle prossime date del tour mondiale!






Non posso che concordare, caro Ema.
Io, che il grunge l’ho vissuto nel suo massimo splendore e me lo sono goduto (ahimè, appartengo alla schiera di quei 35-40 enni esaltati che affollavano il Palalido) ieri ho fatto un vero tuffo nel passato e, grazie alla grande performance di DuVall e alla presenza scenica “potente” di Cantrell, ho avuto spesso la sensazione che Staley fosse ancora lì.
Pelle d’oca immediata anche per la sottoscritta ai primi accordi di “Black Gives Way to Blue” e, aggiungo, per “No Excuses”.
magone a black gives way to blue, soprattutto alla vista dell’immagine di layne sullo sfondo. again we’re men in the box