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Abbracci spezzati alla Almodovar

Da questo weekend nei cinema italiani è arrivato finalmente l’ultimo attesissimo film di Pedro Almodovar. Io non l’ho ancora visto e se ancora non siete tra i fortunati guardatevi il trailer del film Gli abbracci spezzati convincente???

Gli abbracci spezzati è probabilmente il film più ambizioso, e costoso, con i suoi 20 milioni di euro, di Almodovar. Frutto di dieci anni di gestazione, terribili emicranie (tanto da costringere il regista a stare al buio ed evitare i computer) e di uno sconfinato amore per il cinema, la storia si dipana tra il 1994 e il 2008 e scruta i lati oscuri di un triangolo amoroso, tingendo con i toni del noir e del thriller quell’universo femminile che da oltre trent’anni affascina il regista manchego.

Questa è la storia. Mateo Blanco è cieco, 14 anni prima è stato vittima di un terribile incidente in macchina sull’isola di Lanzarote che non solo gli ha portato via la vista ma anche Lena, la donna della sua vita. Ha sempre vissuto con due nomi: Harry Caine, pseudonimo con il quale firma le sue opere letterarie, i suoi racconti e le sue sceneggiature, e Mateo Blanco, il suo vero nome, con il quale vive e firma la regia dei suoi film.

Dopo l’incidente, Mateo Blanco “muore” con Lena e resta solo Harry Caine. Blanco/Caine vive grazie alle sceneggiature che scrive con l’aiuto della sua fedele direttrice di produzione, Judit García, e del figlio di quest’ultima, Diego. Ha cancellato dalla sua biografia tutto quello che gli è accaduto 14 anni prima, ma una notte Diego ha un incidente e Harry decide di occuparsi di lui e per distrarlo gli racconta la sua storia.

Se amate Almodovar o se, come me, pensate che è arrivato il momento di dargli una chance, non vi resta che andare al cinema per sapere cosa si nasconde dietro l’incidente di 14 anni fa… Buona visione!

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2 Commenti al post “Abbracci spezzati alla Almodovar”

19 novembre 10:17 | Alberto

Non riesco ad apprezzare Almodovar. Ho visto solo due film, costretto dalle mie ex fidanzate… e forse per questo sono diventate ex

1 dicembre 22:35 | Gleeve77

Ancora una volta Almodóvar mescola sapientemente passato e presente, realtà e finzione, visibile e invisibile solo per esprimere il suo amore per il cinema. Nei suoi film, il cinema è presente ma non è un regista cinefilo che cita altri autori, utilizzoa certi film come una parte attiva delle sue sceneggiature. Quando ingloba una citazione di film, non è un omaggio, è un furto. Questo fa parte della storia che racconta, diventa una presenza attiva, un omaggio è sempre molto passivo. Trasforma il cinema che ha visto nella sua personale esperienza, che diventa automaticamente l’esperienza dei suoi personaggi
Almodóvar ha fatto delle citazioni dirette una delle marche più riconoscibili del suo stile perché è proprio l’uso che egli fa delle sequenze “tra virgolette” ad essere originale: i brani di film altrui sono infatti metabolizzati e rifunzionalizzati all’interno dei suoi film, dei quali diventano parte integrante, al punto da rappresentarne la chiave interpretativa. Ecco quindi comparire un’intera sequenza di Donne sull’orlo di una crisi di nervi dello stesso Almodóvar ed ancora Viaggio in Italia di Rossellini!
E’ il cinema il vero protagonista di questo film, il cinema che crea e distrugge la realtà e non viceversa, come nelle migliori tradizioni almodovariane. Tutti questi rimandi e questo gioco di specchi preso in prestito dall’esperpento che con la sua naturale irriverenza verso visioni precostituite della realtà, la viola e la deforma restituendone gli aspetti più nascosti,
fatica a rendere i personaggi coinvolgenti dal punto di vista emozionale e credibili. Perfetto dal punto di vista tecnico e formale, manca di energia e non convince del tutto. Non paragonabile a Volver o Tutto su mia madre.


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