Il titolo può apparire azzardato, perché normalmente la culla del Rinascimento italiano è considerata Firenze, ma in questo periodo Roma sta portando via lo scettro alla rivale toscana, grazie alla concomitanza di due splendide mostre. Giotto e Beato Angelico infatti hanno deciso di omaggiare con la loro presenza la capitale.
Giotto e il Trecento, al Vittoriano fino al 28 giugno, celebra l’importanza del grande artista, simbolo del medioevo e precursore del nuovo modo di fare pittura che da lì a poco avrebbe dato vita al Rinascimento.
150 opere, provenienti da tutto il territorio nazionale, illustrano l’influsso che l’artista fiorentino esercitò sui suoi contemporanei e successori, non limitandosi alla pittura, ma riservando grande spazio anche alle altre forme d’arte come l’oreficeria, i manoscritti e la scultura. La mostra inoltre è un’occasione per vedere in anteprima i restauri eseguiti su opere famose come il Polittico di Badia di Giotto, proveniente dal Museo degli Uffizi.
Ma anche il Beato Angelico e i suoi angeli sono arrivati a Roma, ai Musei Capitolini per ricordare il 550° anniversario della morte di un grande protagonista del primo Rinascimento italiano. Un’ampia selezione di opere, provenienti dai più importanti musei italiani e stranieri, raccontano la lunga e feconda attività di fra’ Giovanni da Fiesole, dalla giovinezza, ispirata alle più squisite eleganze tardogotiche (come la Tebaide degli Uffizi), fino all’ultima fase romana, più monumentale e classicheggiante (vedi il Trittico della Galleria Corsini).



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