Tra i fiumi Belìce e Carboy, all’incrocio delle province di Trapani, Palermo e Agrigento, si trova una terra dove il paesaggio quasi incontaminato e disseminato di vestigia del passato invita a rivivere le atmosfere del Gattopardo.
La Sicilia dello sbarco dei Mille, del tramonto dei Borboni e della vecchia aristocrazia isolana, di “città barocche ed aranceti”. Qui si ritrovano strade, chiese, palazzi e scorci “che godono del più possente Sole d’Europa”, citati nel capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa o ripresi da Luchino Visconti per il film cult con Burt Lancaster, Alain Delon e Claudia Cardinale.
Piuttosto che visitare le location cinematografiche o televisive di oggi, che hanno dato vita a un cineturismo contemporaneo tanto di moda, personalmente preferisco una versione più retrò. È più bello immergersi in un territorio che da solo, senza artifizi, è capace di riportarti in un’altra epoca!
La Palermo del Gattopardo non sarà la stessa, né purtroppo i tanti castelli disseminati lungo tutto il territorio dei quali rimangono solo rovine… ma il fascino di quella che è stata l’opera italiana più tradotta del Novecento si può ancora respirare nell’aria.
Per cominciare si può partire dal Parco Letterario intitolato all’autore che da Palermo, dove lo scrittore nacque e scrisse Il Gattopardo, si estende per un ampio tratto della Sicilia occidentale toccando Santa Margherita di Belice e lo splendido palazzo Filangeri Cutò, dove trascorse l’infanzia, e Palma di Montechiaro, feudo delle famiglia Tomasi.
Una sola raccomandazione per il viaggio: mettete Il Gattopardo in valigia!




